mercoledì 31 dicembre 2025

Picnic sul ciglio della strada

“... Ecco, con cosa mi ha contagiato. Con la sua pazzia mi ha contagiato. Ecco allora perché sono venuto qua. Ecco che dovevo fare qua... Una sensazione strana e molto nuova lo pervase lentamente. Intuiva che quella sensazione in realtà non era affatto nuova, che già da molto tempo era da qualche parte dentro di lui, ma solo ora l'aveva individuata e tutto era diventato chiaro. Quella che prima sembrava una sciocchezza, il delirio folle di un vecchio fuori di testa, adesso si era trasformata in un'unica speranza, nell'unico senso della vita, perché solo adesso aveva capito: l'unica cosa al mondo che gli era ancora rimasta, l'unica per cui aveva vissuto negli ultimi mesi, era la speranza di un miracolo. Lui, scemo, imbecille, aveva allontanato quella speranza, l'aveva schiacciata, l'aveva schernita, rovinata, perché era abituato così, perché mai nella vita, fin da bambino, aveva fatto assegnamento su qualcuno, eccetto sé stesso, e perché fin da bambino questo far assegnamento su sé stesso si era espresso nel numero di verdoni che era riuscito a strappare, staccare, azzannare dal caos indifferente che lo circondava. [...]”

Picnic sul ciglio della strada, Arkadij e Boris Strugackij


Edito Marco y Marcos
Costo (me l'hanno regalato)

Se un'entità dovesse casualmente sorvegliare dall'alto la mia esistenza, cos'accadrebbe? Inizierebbe a ridere o a piangere? Verrebbe anche lei artigliata dall'ansia e dalla consapevolezza che l'unico modo, per poter realizzare i propri sogni, sarebbe quello di vincere alla lotteria? In una vita priva di talenti o di fortuna, come si sopravvive? Che numeri si giocano? Fare il giocoliere o il comico in una stanza affollata è sufficiente? Le piccole cose e le piccole vite sono abbastanza per colmare l'anima di un non credente?
Chissà che sensazione strana sarebbe mettere al mondo dei figli e vederli crescere in una società priva di prospettive. Cosa rimane?
Sono sufficienti queste parole?
 “Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. […] Non oso dunque gettare pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto.” Da Il nostro bisogno di consolazione, Stig Dagerman.

Picnic sul ciglio della strada

“... Ecco, con cosa mi ha contagiato. Con la sua pazzia mi ha contagiato. Ecco allora perché sono venuto qua. Ecco che dovevo fare qua... Un...