Picnic sul ciglio della strada, Arkadij e Boris Strugackij
Edito Marco y Marcos
Costo (me l'hanno regalato)
Se un'entità dovesse casualmente sorvegliare dall'alto la mia esistenza, cos'accadrebbe? Inizierebbe a ridere o a piangere? Verrebbe anche lei artigliata dall'ansia e dalla consapevolezza che l'unico modo, per poter realizzare i propri sogni, sarebbe quello di vincere alla lotteria? In una vita priva di talenti o di fortuna, come si sopravvive? Che numeri si giocano? Fare il giocoliere o il comico in una stanza affollata è sufficiente? Le piccole cose e le piccole vite sono abbastanza per colmare l'anima di un non credente?
Chissà che sensazione strana sarebbe mettere al mondo dei figli e vederli crescere in una società priva di prospettive. Cosa rimane?
Sono sufficienti queste parole?
“Mi manca la fede e non potrò mai, quindi, essere un uomo felice, perché un uomo felice non può avere il timore che la propria vita sia solo un vagare insensato verso una morte certa. Non ho ereditato né un dio né un punto fermo sulla terra da cui poter attirare l’attenzione di un dio. […] Non oso dunque gettare pietre sulla donna che crede in cose di cui io dubito o sull’uomo che venera il suo dubbio come se non fosse anch’esso circondato dalle tenebre. Quelle pietre colpirebbero me stesso, perché di una cosa sono convinto: che il bisogno di consolazione che ha l’uomo non può essere soddisfatto.” Da Il nostro bisogno di consolazione, Stig Dagerman.
Nessun commento:
Posta un commento